Un uomo e una donna
 
  dicono di noi

E poi e poi e poi
e poi e poi
faccio fatica anche a parlare
non ne ho voglia
non so neanche decifrare
questo gran rifiuto che io sento
non so se è un odio esagerato
o un grande vuoto
o addirittura un senso di sgomento
di disgusto che cresce
che aumenta ogni giorno
mi fa male tutto quello che ho intorno.

E poi e poi e poi
questo gran parlare
che mi viene addosso
bocche indaffarate,
volti da rubriche di successo
eterne discussioni
sono innocue esibizioni, ma fa effetto
questo gusto, questo sfoggio
di giocare all'uncinetto con le opinioni
sono stanco vorrei andarmene lontano
ma purtroppo mi ci invischio
ogni volta mi accanisco
è una droga, non ne posso fare a meno.
E poi e poi e poi
e poi e poi...
Ci siamo noi, un uomo e una donna
con tutte le nostre speranze, le nostre paure
che a fatica ogni giorno cerchiamo di capire
cos'è questa cosa che noi chiamiamo amore.
E poi e poi e poi
è un gran bombardamento di notizie
la vita è piena di ingiustizie
di soprusi veri
devi dare una mano
non puoi tirarti fuori
devi andare a votare, poco convinto
devi fare il tuo intervento
devi partecipare
a questo gioco di potere
sempre più meschino e scaltro
e tutto quello che io sento
è qualcos'altro
è qualcos'altro.
E poi e poi e poi
e poi e poi...
Io e lei, un uomo e una donna
in cerca di una storia del tutto inventata
ma priva di ogni euforia e così concreta
che intorno a sé fa nascere la vita.

E poi e poi e poi
non saremmo più soli io e lei
finalmente coinvolti davvero
potremmo di nuovo guardare il futuro
e riparlare del mondo
non più come condanna
ma cominciando da noi
un uomo e una donna.

E riparlare del mondo
non più come condanna
ma cominciando da noi
un uomo e una donna.

 

 

Corrieredellasera.it - 27 Luglio 2009 - leggi

Sassilive.it - 28 luglio2009 - leggi

UNA BELLISSIMA SERATA - di Daniela Coppola
Quando ho scoperto Gaber ero grande, ma ho avuto modo di poter ripercorrere la sua carriera fin dalla sua uscita dal circuito televisivo (ai tempi della “Collana”, per intenderci) e seguirlo poi assistendo ai suoi spettacoli e ridere e piangere insieme a lui, come sapeva fare lui.
E’ successo anche ieri sera e per questo ve ne sono grata.
Ho assistito al vostro Spettacolo senza pregiudizi e ne sono uscita entusiasta per aver avuto modo di ritrovare Gaber nella sua vera essenza, senza essere scimmiottato o riprodotto senza averlo compreso. Non mi fraintendete, capire Gaber non è stato facile, era un uomo complesso, sensibile ed affascinante e per me e molti della mia generazione è stato un riferimento importante. Però sapevamo ascoltarlo, volevamo imparare non contrastarlo, anche quando i suoi pensieri e le sue espressioni erano così forti che ponevano noi in imbarazzo. Abbiamo avuto la fortuna e modo di conoscerlo da “vicino” (nella mia famiglia c’è chi lo ha proprio frequentato quando veniva a Roma per i suoi spettacoli), stringergli la mano ricevendo da lui sempre ospitalità.
Dopo lo spettacolo, lo andavamo a trovare nel suo camerino e lui ci interrogava timoroso per capire se lo avessimo compreso fino in fondo magari spiegandoci i punti più forti, commentavamo gli umori del pubblico e raccontavamo le eventuali reazioni avute dai vari personaggi, più o meno famosi, che avevamo tenuto d’occhio nel corso dello spettacolo. E poi a casa: quante discussioni sui suoi testi, quante volte lo abbiamo cantato con la chitarra, quante volte abbiamo riso sui suoi monologhi! Siamo cresciuti sulle sue parole, siamo diventati adulti sulle riflessioni proposte. Ora ci manca, come può mancare una persona di famiglia a cui eravamo legati da profondo e sincero affetto, un dolore intimo e senza acclamazioni.
Dopo la sua scomparsa, abbiamo bandito ogni revival su di lui, compresi quelli organizzati dalla stessa famiglia e dalla Fondazione. Rete 4 è l’unica rete a mandare in onda lo spettacolo registrato appositamente per la televisione. Ma noi quello lo sappiamo a memoria ed è solo la “superficie”, la parte più fruibile del suo percorso teatrale.
Ecco perché, nel dover raccontare le bellezze di Canale Monterano, imbattendomi nella Vostra Compagnia Teatrale “Le Vignacce”, che gestisce il Nuovo Teatro Stabile “Maurizio Fiorani” di Canale (il vostro curriculum d’altronde vi rappresenta molto bene), non ho esitato a recensire al buio il vostro spettacolo che avevate presentato a Manziana lo scorso 22 dicembre. Mi piaceva sostenere l’idea di un’impresa teatrale laterale, non platealmente pubblica, forte solo per se stessa e per le persone vicine, come lo avevamo vissuto noi.
Ieri sera ho avuto modo di apprezzare e condividere le vostre scelte e mi congratulo sia per la bravura che per la capacità interpretativa ed espressiva naturale. Credo che a Gaber sarebbe piaciuto il vostro spettacolo ed anche il vostro coraggio: “Io se fossi Dio” non si sentiva da tempo immemore e, sebbene rivisitata, non è stata snaturata nella sua valenza.
Perdonatemi il tono da commemorazione ma ieri sera in alcuni momenti è stato difficile sdoppiarci dalle immagini di cui siamo imbevuti mentre gioivamo nel vedere i “figli” di Gaber portare avanti il  suo pensiero in forma e sostanza. Grazie.

P.S.: anche mia figlia 17enne era con me ieri sera ed essendo “preparata” ha potuto seguire il vostro Spettacolo comprendendone il valore. Mio figlio invece ha visto insieme a noi i Trailers visitabili su internet e si ripromette di venire a vedere il vostro prossimo spettacolo. Vi sarei grata se poteste mandarmi le vostre prossime date, qualora già note. 

Libertà è partecipazione - di Alessandro Borgogno - 3/6/2008 – da www.parolae.it
A volte capita, ed è un bene, che alcune cose buone si scoprano per caso. Mi cade l’occhio su un trafiletto nella pagina degli spettacoli cittadini, leggo “canzoni e monologhi di Giorgio Gaber”, e quindi non posso resistere. Bisogna andare a dare un’occhiata.
Il posto è “il Circolo degli artisti”, uno spazio un po’ pub un po’ pizzeria un po’ teatro su via Casilina Vecchia a Roma est, quasi nascosto fra un acquedotto, la ferrovia e la tangenziale.
Confesso che parto un po’ pregiudizialmente prevenuto, ma non per snobismo, perché ho conosciuto e ho visto troppe volte Gaber in teatro, proprio lui in persona, fino agli ultimi anni della sua carriera e della sua vita, e conosco bene la sua unicità nell’interpretare i propri testi, e la sua presenza scenica con cui, in assoluta solitudine, riempiva e perfino popolava di personaggi ed emozioni l’intero palco per due ore intere, in teatri enormi e stracolmi di gente in ipnotica e al tempo stesso intensa partecipazione, da sapere che riprodurne anche solo un briciolo è un’impresa quantomeno ardua.
E invece.
Invece un gruppo di giovani artisti, due attori e quattro musicisti, professionali quanto basta ma soprattutto evidentemente appassionatisi all’impresa, riescono nel piccolo miracolo di far rivivere una piccola porzione di Gaber, delle sue parole e delle sue musiche, ma soprattutto del suo spirito e della sua arte teatrale, in un teatrino con pochi spettatori che inevitabilmente dopo i primi quattro accordi de La Libertà vengono catturati da quel modo di comunicare, discutere, criticare e incantare parlando e cantando e non ne verranno più lasciati fino alla fine.
Ne esco, già alla fine della prima parte, sollevato alla constatazione che è possibile, che il teatro di Gaber e la sua genialità possono essere tenuti in vita, in tanti modi, e soprattutto dal fatto che possano appassionarcisi dei giovani, magari anche chi non l’ha mai visto da vivo, a dimostrazione che la forza del suo lavoro resiste e può essere rilanciata.
Scopro quindi, in una chiacchiera altrettanto casuale durante l’intervallo, che si tratta proprio una compagnia teatrale in piena regola, “povera ma onesta” come avrebbe detto Troisi, che nasce e ha sede a Canale Monterano, piccolo paese dell’alto Lazio. Si chiamano “Le Vignacce”, e parlando con il loro “manager”, che dalle informazioni del sito immagino essere Vito Cipolla ma se non era lui attendo correzioni, che è stato lui, giustamente della mia generazione, a far appassionare i ragazzi a Gaber e al suo teatro. Me lo dice con entusiasmo e con emozione, e capisco che ci tiene molto, che la fatica è tanta e la voglia che questa venga capita e apprezzata anche. E i ragazzi si sono appassionati davvero, mettendoci del loro e impegnandosi in un lavoro difficile che richiede una preparazione e uno studio non indifferenti.
E con umiltà e passione, colpiscono il segno. Sono bravi nelle esecuzioni musicali e sono bravi nella recitazione, lanciandosi anche in alcuni fra i monologhi più celebri e più difficili (Dopo l’amore e Qualcuno era comunista fra tutti), riuscendo a trasmettere una buona parte dello spirito e dei temi del grande “cantattore”. Dimostrano anche di saper aggiornare alcuni testi alle situazioni più recenti (soprattutto politiche) dando prova di aver colto lo spirito prima ancora di aver imparato a memoria i testi. A voler essere pignoli, forse giusto qualche appunto ad alcuni “tempi teatrali” (pause ed effetto di alcune battute) che possono essere gestiti con più mestiere, a qualche passaggio mancato dai musicisti, e, in alcuni momenti, a non far sovrastare troppo dalla musica le parole che sono pur sempre ciò che deve sempre restare in primo piano.
Ma sono piccole sbavature, poco significative.
In ogni caso, più che la specifica performance dell’altra sera, ci interessa segnalare la compagnia e la loro idea di teatro, la loro operazione di recupero e reinterpretazione del lavoro di uno dei più grandi artisti italiani del secolo (scorso) e il loro coraggio (per la scelta non “commerciale”) e la loro passione prima di tutto nel conoscerlo ed approfondirlo e poi per riportarne in scena il senso e le sensazioni.
Per uno come me, che ha conosciuto Gaber nei suoi anni migliori e che dal primo gennaio del 2003 ne sente la mancanza praticamente tutti i giorni, una lieta scoperta e una speranza concreta che, nonostante tutti i segnali negativi che ci bombardano quotidianamente, un certo tipo di cultura abbia ancora un futuro.

SALERNO 16/11/2008
Ho assistito al meraviglioso spettacolo tenuto presso il "Teatro Bis" di Salerno e devo farvi i miei più sinceri complimenti. Mettere in scena le opere dell'indimendicabile Giorgio Gaber non è certo cosa semplice soprattutto perchè il confronto è inevitabile e confrontarsi con un personaggio-artista-attore-cantante, insomma un vero "animale da palcoscenico non è cosa da tutti. Ma, ripeto devo davvero complimentarmi perchè avete reso appieno la sua grande arte con maestria e professionalità senza mai cadere in momenti "imitativi" come spesso accade quando si tratta di grandi artisti. Un grande "in bocca al lupo" per il futuro e, se volete, inviateci le vostre prossime iniziative e produzioni. Saremo ben lieti di ospitarle sul nostro sito. E.D.

 

 

 

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